Il prelievo di campioni biologici finalizzato all’esecuzione di esami specifici è competenza infermieristica (quando non esclusivamente medica come nel caso di una biopsia) poiché la formazione dell’infermiere contempla la conoscenza di tutte le modalità necessarie oltre che ad un corretto prelievo, anche ad una opportuna conservazione e al trasporto del campione al laboratorio.

L’infermiere conosce le tecniche utili a prelevare il campione in modo da soddisfare gli standard richiesti per garantire l’affidabilità del risultato.

Le tipologie di prelievo

I prelievi più frequenti sono:

PRELIEVO EMATICO DI SANGUE VENOSO

PRELIEVO FECI

PRELIEVO URINE

PRELIEVO ESPETTORATO

I rischi dei prelievi fai-da-te

La raccolta di tali campioni obbedisce a norme stringenti, prima fra tutte la non contaminazione o addirittura la sterilità. Il prelievo di sangue venoso è una pratica invasiva che si realizza tramite la puntura di una vena con un ago. La scelta del punto di inserzione dell’ago, la disinfezione della cute, l’identificazione del presidio più adatto e delle dimensioni dell’ago richiedono la specifica competenza dell’infermiere.

Tuttavia, anche prelievi apparentemente meno complicati, come quello delle urine e delle feci richiedono la conoscenza di norme comportamentali atte a mantenere in alcuni casi la sterilità, in altri la non contaminazione. Infatti il mancato rispetto di tali norme può inficiare il risultato dell’esame.