Ci nutriamo per vivere: senza nutrimento non  esiste la vita.

Da questa semplice osservazione scaturisce l’importanza di tutte le funzioni del nostro organismo che concorrono a fornirgli tutte le sostanze necessarie al mantenimento di condizioni ottimali per l’integrità, la crescita e lo sviluppo. Spesso usiamo la parola alimentazione come sinonimo di nutrizione, ma questo non è sempre corretto. Nutrirsi non è semplicemente introdurre alimeti, ma provvedere grazie ai giusti nutrienti a soddisfare i bisogni di tutto l’organismo.

Riguardo alla dieta, cioè la qualità dell’alimentazione, il professionista competente è il medico dietologo o il nutrizionista, mentre l’infermiere, che pure possiede nozioni di scienza dell’alimentazione, collabora prevalentemente nella gestione di particolari modalità di nutrizione. Anche la semplice azione di imboccare un paziente disfagico comporta la conoscenza della patologia e degli accorgimenti che devono evitare danni al malato.

Quando poi la via di somministrazione degli alimenti non è quella naturale, l’infermiere, in collaborazione con il medico ed il nutrizionista, è il professionista sanitario dedicato all’utilizzo dei presidi necessari.

La cosiddetta nutrizione artificiale può avvenire con diverse modalità; tramite un sondino  che viene introdotto in una narice e che attraverso l’esofago arriva allo stomaco oppure  tramite una sonda di maggior calibro che viene introdotta nell’addome attraverso la cute.In questo caso parleremo di nutrizione enterale.In alternativa ed a seconda delle necessità i nutrienti possono essere introdotti  direttamente  nel torrente circolatorio ed in questo caso parleremo di nutrizione parenterale.

Nella nutrizione artificiale enterale viene esclusa la parte  superiore dell’apparato digerente mentre nella nutrizione parenterale questo apparato viene completamente  bypassato. Il paziente che viene nutrito artificialmente richiede sempre un approccio particolare e molto attento sia dal punti di vista medico che infermieristico. Da un lato è necessario monitorare costantemente le condizioni generali, dall’altro vanno tenute costantemente in osservazione le condizioni dei presidi utilizzati per evitare malfunzionamenti

che potrebbero comportare seri danni, come, per esempio, la dislocazione di un sondino nasogastrico che potrebbe comportare l’aspirazione di materiale nei polmoni. Senza entrare nel dettaglio dei vari tipi di nutrizione artificiale è abbastanza facile comprendere che il malato che non può utilizzare per nutrirsi le vie naturali è sempre un malato piuttosto compromesso, sia che si tratti di una condizione transitoria, come nel caso di un intervento chirurgico che interessi l’apparato digerente, sia nel caso che la condizione sia stabile e quindi cronica.

L’attenzione dell’infermiere non sarà dunque rivolta soltanto agli aspetti tecnici della nutrizione artificiale, ma anche alle modalità di adattamento del paziente ad una situazione spesso frustrante perchè limita l’autonomia e nega il piacere di assaporare il cibo. Spesso il malato è insofferente nei confronti della nutrizione proprio perchè, per diverse ore nel corso della giornata deve rimanere attaccato ad una pompa o a un deflussore e non può muoversi come vorrebbe oppure perchè, pur accettando razionalmente la necessità della nutrizione artificiale, si sente psicologicamente a disagio.

Ogni bravo infermiere sa che un individuo non è solo la somma di alcune funzioni dell’organismo, ma un tutto risultante da componenti biologiche, psicologiche e sociali. Sicuramente la nutrizione artificiale comporta un alterazione dell’equilibrio di queste componenti ed occorre da parte dell’infermiere l’empatia che lo rende capace di accompagnare il paziente nell’adattamento verso un equilibrio più funzionale alla nuova condizione.