Le stomie: cosa serve sapere.

Ogni anno, per patologie differenti e di diversa gravità, migliaia di persone vengono sottoposte ad un intervento che comporta il confezionamento di una stomia. Ciò richiede al paziente un adattamento, spesso tutt’altro che facile, ad una situazione nuova che porta con sè dubbi ed imbarazzo. Soprattutto il paziente stomizzato si chiede quale sarà la qualità della vita di cui potrà godere ed in particolare quale sarà l’impatto della stomia sulla vita di relazione.

La corretta gestione di una stomia, la cura della cute peristomale, gli accorgimenti necessari ad un funzionamento  efficiente, le norme igieniche da conoscere e rispettare sono elementi chiave per dare al paziente la possibilità di avere una qualità di vita ottimale e di affrontare serenamente anche l’impatto psicologico legato alla nuova condizione, sia che essa sia temporanea  oppure permanente.

L’infermiere è la figura professionale dedicata all’educazione del paziente e dei familiari che se ne prendono cura in modo che essi abbiano un approccio corretto all’utilizzo dei presidi, alla dieta ed al controllo delle buone condizioni dello stoma e della cute peristomale. In realtà, una stomia consente di vivere una vita normale, sia a livello lavorativo che nel tempo libero, una volta superate l’ansia e l’incertezza e dopo aver appreso le norme igieniche e gli accorgimenti che ridurranno al minimo il disagio.

La parola stomia deriva dal greco stoma, che vuol dire bocca.

Cosa comporta una stomia?

In pratica, con il confezionamento di una stomia  a livello dell’apparato digerente (colonstomia, ileostomia) o di quello urinario (urostomia), il chirurgo crea un’apertura artificiale che mette in contatto un organo interno con la cute in modo da dare la possibilità al contenuto (feci o urina) di riversarsi all’esterno bypassando le vie naturali. Una stomia può essere permanente o temporanea, a seconda della patologia che ne rende necessario il confezionamento. Nel primo caso le vie naturali sono definitivamente incapaci di svolgere la propria funzione, come per esempio nella chirurgia palliativa di un tumore inasportabile, nel secondo caso, invece, dopo il periodo necessario alla guarigione della via naturale, essa può essere ripristinata con un successivo intervento chirurgico.

Ovviamente la patologia di base influenza in modo importante l’atteggiamento del paziente nei confronti della stomia, ma in ogni caso è fondamentale una giusta e completa informazione a cominciare dai giorni precedenti l’intervento per continuare poi nei giorni che lo seguono, non solo fino alla dimissione, ma anche una volta a casa.

In questo modo il paziente non si sentirà mai solo, ma, al contrario, saprà di poter contare su un professionista competente in grado di aiutarlo a superare qualsiasi difficoltà di ordine pratico o psicologico. Come già detto sopra, le stomie possono interessare l’apparato digerente o l’apparato urinario. Le stomie intestinali possono essere  collegate al  diversi tratti dell’intestino.

Parleremo dunque di ILEOSTOMIA nel caso sia interessato l’intestino tenue, mentre parleremo di COLONSTOMIA se l’intervento coinvolge l’intestino crasso.

Anche per quanto riguarda l’apparato urinario le stomie si differenziano in base al tratto coinvolto.

  • URETEROCUTANEOSTOMIA: può interessare entrambi gli ureteri oppure uno soltanto.
  • URETEROILEOCUTANEOSTOMIA: viene utilizzato un segmento intestinale, collegato alla parete addominale, come via di deflusso delle urine.
  • NEFROSTOMIA: può essere temporanea o definitiva e comporta il posizionamento di un sondino nefrostomico che fuoriesce a livello della parete addominale, nel rene.
  • CISTOSTOMIA: può essere temporanea o definitiva e consiste nel posizionamento di un catetere che dalla vescica permette la fuoriuscita delle urine tramite nella regione sotto ombelicale della parete addominale.

La buona gestione di una stomia comincia dalla corretta informazione e dalla fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di adattamento e di apprendimento di un nuovo stile di vita che porta con sé qualche cambiamento, ma non preclude le attività di una vita normale.

In particolare, essere portatori di stomia non significa dover rinunciare a praticare attività fisica o viaggiare o svolgere un’attività lavorativa. Con una stomia non si deve rinunciare alla vita sessuale ne ad affrontare una gravidanza. E’ importante che anche le persone più vicine al paziente stomizzato siano formate correttamente perchè possano superare dubbi e pregiudizi in modo da  essere di reale supporto ed incoraggiamento a vivere serenamente la nuova condizione.

Un atteggiamento propositivo ed un contesto accogliente hanno un impatto sicuramente benefico nell’accettazione di questa esperienza e nel ridimensionamento degli aspetti problematici ad essa correlati.